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Nucleare o bufala?

 

E’ di questi giorni la discussione, avviata dal ministro Scajola, sulla possibilità che l’Italia torni ad investire sull'energia nucleare. Al di là della posizione di ognuno su questo tema che da sempre divide l’opinione pubblica in favorevoli e contrari, molti sembrano i motivi validi per i quali questa possibilità dovrebbe essere valutata positivamente: l’aumento dei prezzi di gas e petrolio, la necessità di diminuire le importazioni di energia dai paesi vicini, Francia in primis. Anche il problema della sicurezza sembra non essere molto spendibile per gli scettici di questo argomento salvo una decisione sopranazionale, almeno a livello europeo, che vada nella direzione di impedire l’uso dell’energia nucleare a tutti i paesi del continente.

Tutto ok allora? No, nonostante questi aspetti secondo me innegabili continuo a pensare che quella di Berlusconi sia l’ennesima provocazione destinata a rimanere tale. E il motivo è, come spesso accade, di fattibilità economica. Come si chiede anche il quotidiano statunitense The Wall Street Journal come può un Paese il cui debito pubblico supera i 1.600 miliardi di euro ed è il terzo più grande del mondo investire in delle centrali così costose sia dal punto di vista della costruzione che della manutenzione e della conseguente sicurezza?

Delle due l’una: o Berlusconi affosserà di nuovo e ancora di più i conti pubblici italiani o si tratterà, ancora una volta, dell’ennesima bufala.

Pubblicato il 30/5/2008 alle 17.37 nella rubrica Uno sguardo sul mondo.

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