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Iraq fra speranza e realismo

 

“C’è la speranza che si risolva tutto al più presto, ma credo – a detta anche degli amici iracheni – che la soluzione sia molto lontana. E questo perché a causa della guerra e dello sbandierare la sicurezza a tutti i costi contro il terrorismo si è generata in Iraq una situazione di assoluta impossibilità di controllo del territorio e di insicurezza nel quotidiano nei confronti delle persone. E il problema non riguarda soltanto i cristiani, poiché il sistema del rapimento per poter guadagnare soldi non credo che sia soltanto un modo per finanziare il terrorismo, ma purtroppo è un modo per finanziarie la criminalità più o meno organizzata. E’ diventato uno stile e un modo di vivere dentro l’Iraq: il che ci dice quanto effettivamente questo territorio sia assolutamente fuori controllo e ben lontano dal percorso democratico che si voleva portare. Questo deve farci riflettere parecchio, credo. Questa è la vera realtà. Le persone ci dicono che quando si è calpestati dalla violenza - che sia targata politica, che sia targata ideologia, che sia targata religione o criminalità – la gente soffre”.

Don Fabio Corazzino è il portavoce di Pax Christi e in questa intervista alla Radio Vaticana commenta la vicenda dei due sacerdoti siro-cattolici rapiti sabato scorso a Mossul, nel nord Iraq, dando, a mio parere, una lettura molto interessante della complessa vicenda irachena.

Impossibilità di controllo del territorio, insicurezza dei cittadini, rapimenti organizzati dai terroristi ma anche da criminali comuni, la conquista della democrazia come un sogno ancora ben lontano dall’essere raggiunto. La violenza come croce sulle spalle delle persone perbene, oneste, sui cittadini iracheni.

Come uscire da questo pantano? Come riportare la sicurezza e la salvaguardia dei diritti umani essenziali in questo paese?

Credo che la via di uscita possa essere soltanto politica, visto anche l’evidente insuccesso del tentativo militare. La fatica del dialogo deve essere la stella polare da seguire, senza farsi sedurre dalla chimera del risultato immediato ma confidando nella forza del confronto e della mediazione. Utopia? Forse…ma non credo ci sia rimasto molto altro in cui sperare…

Pubblicato il 17/10/2007 alle 12.33 nella rubrica Politica.

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