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BOMBE A GRAPPOLO E MINE, TRA LE VITTIME ANCHE L’ECONOMIA

 

“Bombe a grappolo e mine non solo feriscono e uccidono le persone , ma distruggono anche l'economia di un paese , rendendo impossibile l'agricoltura, rallentando la ripresa dell'economia, prolungando per anni le conseguenze di una guerra”: Margaret Arach Orech , parlando al telefono con la MISNA, ricorda ancora quell’esplosione che nel 1998 nel nord dell’Uganda la privò di una gamba costringendola a mesi di ospedale e anni di cure riabilitative, ma il pensiero adesso è rivolto a chi vive, come lei, in un paese 'contaminato' da mine e da bombe a grappolo. Margaret, così come Ali, Sladjan e tanti altri ancora hanno portato a Belgrado esperienze e testimonianze di vite travolte dallo scoppio di uno di questi ordigni e hanno ricordato che anche chi è stato più fortunato di loro paga in altro modo le ferite della guerra. L’Uganda, come il Libano e la Serbia: “La guerra ufficiale è finita da tempo - dice alla MISNA Margaret, che si trova nella capitale serba per un incontro di due giorni finalizzato allo studio di un trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo – quella contro questi ordigni purtroppo continuerà ancora per molto tempo. Impossibile riprendere a lavorare la terra, difficile far ripartire un’economia, quando - ancora disseminati non si sa dove - esistono bombe pronte ad esplodere”. Il suo però è uno sfogo che si traduce in una richiest a rivolt a a quei 75 paesi che attualmente hanno nei loro arsenali bombe a grappolo: “Sono strumenti che distruggono la vita umana e l’economia, armi che colpiscono in maniera indiscriminata anche a distanza di anni; la nostra speranza è che siano messi al bando”. [GB]


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Pubblicato il 5/10/2007 alle 17.59 nella rubrica Rassegna stampa.

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