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La guerra vista con gli occhi di don Milani

 "E infine affrontiamo il problema più cocente delle ultime guerre e di quelle future: l'uccisione dei civili. La Chiesa non ha mai ammesso che in guerra fosse lecito uccidere civili, a meno che la cosa avvenisse incidentalmente cioè nel tentare di colpire un obiettivo militare. Ora abbiamo letto a scuola su segnalazione del 'Giorno' un articolo del premio Nobel Max Born (Bullettin of the Atomic Scientists, aprile 1964). Dice che nella prima guerra mondiale i morti furono 5% civili 95% militari (si poteva ancora sostenere che i civili erano morti "incidentalmente"). Nella seconda, 48% civili 52% militari (non si poteva più sostenere che i civili fossero morti "incidentalmente"). In quella di Corea, 84% civili 16% militari (si può ormai sostenere che i militari "muoiono incidentalmente"). Sappiamo tutti che i generali studiano la strategia d'oggi con l'unità di misura del megadeath (un milione di morti) cioè che le armi attuali mirano direttamente ai civili e che si salveranno forse solo i militari. Che io sappia nessun teologo ammette che un soldato possa mirare direttamente (si può ormai dire esclusivamente) ai civili. Dunque in casi del genere il cristiano deve obiettare anche a costo della vita. Io aggiungerei che mi pare coerente dire che a una guerra simile il cristiano non potrà partecipare nemmeno come cuciniere. Gandhi l'aveva già capito quando ancora non si parlava di armi atomiche: "Io non traccio alcuna distinzione tra coloro che portano le armi di distruzione e coloro che prestano servizio di Croce Rossa. Entrambi partecipano alla guerra e ne promuovono la causa. Entrambi sono colpevoli del crimine della guerra". (Non-violence in peace and war, Ahmedabad 14 vol. 1). A questo punto mi domando se non sia accademia seguitare a discutere di guerra con termini che servivano già male per la seconda guerra mondiale".


[Da "Lettera ai giudici" di Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti, meglio noto come don Milani (1923-1967), dal 1954 priore di Sant'Andrea di Barbiana, (comune toscano di Vicchio del Mugello); la lettera, datata 18 ottobre 1965, era l' autodifesa di don Milani dopo una denuncia per apologia di reato, presentata da un gruppo di ex- combattenti. Domani ricorre il 40° anniversario della morte di don Milani e della pubblicazione di "Lettera a una professoressa", un piccolo grande libro firmato "Scuola di Barbiana" di cui il priore aveva guidato la scrittura collettiva e che uscì sei settimane prima della sua morte.]

Pubblicato il 25/6/2007 alle 20.24 nella rubrica Diario.

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