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"Gli uomini son tutti uguali"...o almeno dovrebbero...

“Non importa che io sia musulmana, cristiana o ebrea… siamo esseri umani e abbiamo le stesse preoccupazioni e abbiamo gli stessi problemi”. (Haya Rashid Al-Khalifa, ex-ambasciatrice del Bahrein in Francia, terza donna a presiedere l'Assemblea generale dell'Onu - dopo l'indiana Vijaya Lakshimi Pandit nel 1953 e la liberiana Angie E. Brooks nel 1969 - parlando l’anno scorso con i giornalisti; ieri è stata la prima donna che ha preso la parola davanti alla Lega Araba in 62 anni di vita dell’istituzione, per discutere nel vertice di Ryad un'offerta di pace a Israele.)

 

Quante guerre, quante incomprensioni, quanto dolore verrebbero eliminati se davvero provassimo, nei nostri ragionamenti, a ripartire dall’uomo in quanto tale, dimenticando per un momento la nazionalità, la religione, la cultura e la classe sociale di ognuno. Il rispetto dell’uomo in quanto tale, in quanto individuo unico e irripetibile, portatore in sé di diritti inalienabili. La consapevolezza di avere gli stessi problemi, le stesse preoccupazioni, ma anche le stesse risorse e ricchezze personali porterebbe un soffio di speranza in un mondo troppo spesso segnato dalla diffidenza, dal rancore e dall’odio.

Utopia? Forse. Ma se a crederci è una donna, musulmana, che ha presieduto l’Assemblea generale dell’Onu e che è stata la prima donna a parlare davanti alla Lega Araba, se lei riesce a crederci, ecco, forse possiamo farlo anche noi.

Pubblicato il 29/3/2007 alle 17.40 nella rubrica Pensieri e parole.

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