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Diario


18 giugno 2008

Giornata mondiale contro la desertificazione

 

Si è celebrata ieri in tutto il mondo la giornata internazionale contro la desertificazione che aveva come tema “Combattere il degrado delle terre per un’agricoltura sostenibile”. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, dando sviluppo al tema della giornata, ha auspicato che “le terre aride e di confine” arrivino ad essere “considerate potenziali aree di agricoltura intensiva sia per i prodotti alimentari che per i fabbisogni energetici”.

Al di là di questo comprensibile e condivisibile auspicio del segretario generale dell’Onu, è un dato che il deterioramento del suolo diminuisce sensibilmente le terre coltivabili del pianeta, interferendo in maniera negativa sulla vita delle persone e sullo sviluppo economico dei paesi e causando di conseguenza un clima di instabilità politica e sociale.

Il livello della desertificazione del pianeta ha raggiunto un livello tale che ogni anno l’Africa perde quattro milioni di ettari di foreste con una media doppia rispetto al resto del mondo.

Per capire il pericolo delle desertificazione ed individuare le possibili soluzioni e contromisure bisogna arrivare a capirne le cause, che hanno un duplice profilo: quello delle responsabilità dell’uomo, ravvisabili nello sfruttamento eccessivo delle terre, nel disboscamento e nella cattiva irrigazione, e quello dei fattori naturali quali la natura dei suoli, le piogge, il vento, le temperature. Analizzando le cause della desertificazione appena illustrate si capisce facilmente come per arginare il problema sia necessario agire a livello locale, investendo sui comportamenti delle singole comunità. Solo passando dal globale al particolare è possibile acquisire la reale consapevolezza del problema e cercare di arrivare a delle soluzioni concrete.

Agire nel locale per un miglioramento globalizzato, con la consapevolezza che i nostri comportamenti hanno davvero un’incidenza generale e che molti fenomeni legati alla desertificazione sono collegati fra di loro: la deforestazione praticata da chi abita le terre alte può essere all’origine dell’inondazione di terre basse, l’inquinamento provocato dalle fabbriche può azzerare la pesca, il degrado delle terre aride, in ultima analisi, causa milioni di rifugiati che trovano riparo in altri paesi.



Fonte: Misna




permalink | inviato da mauz il 18/6/2008 alle 9:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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IN AFRICA DANZANDO LA VITA
Maurizio Cei


Un resoconto, un diario, un viaggio fotografico in parole di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante molteplici esperienze di volontariato in terra africana (in Kenya, Angola e Mozambico). Tramite un’associazione di Roma, il VIDES, fondata da una Salesiana di Don Bosco, suor Maria Grazia Caputo, ho avuto modo dal 1996 ad oggi di "sperimentarmi" in attività di solidarietà concreta ed appassionata, in ambito internazionale ed in Italia. In ciascuna di queste occasioni ho provato emozioni che mi hanno fatto crescere e di cui conservo ricordi indimenticabili. In particolare, porto in me il meraviglioso continente africano, troppo spesso travisato e veicolato con visioni distorte ed incomplete. Non sarò certo io a riuscire a darne un quadro verosimile o esaustivo: sono solo un ragazzo che ha dalla sua la curiosità e la voglia di capire. Ma di certo il mio è un tributo sincero ed appassionato, un abbraccio ideale che tenta di ricambiare quello concreto che ho ricevuto lì.      
                                              Maurizio Cei

Se volete informazioni relative al mio primo (e unico?) libro, o se volete acquistarne una copia, potete contattarmi all'indirizzo di posta elettronica ceiempoli@inwind.it. Sono disponibile a fare presentazioni del libro da qualsiasi parte venga invitato, naturalmente a titolo gratuito. La quota a me spettante dalle vendite del libro, e anche un parte di quelle di spettanza della casa editrice, saranno destinati a sostenere progetti di cooperazione internazionale promossi dalla ONG Vides, particolarmente in Mozambico.

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