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Diario


12 giugno 2008

Lavoro minorile: non basta un giorno per contrastarlo

 

Oggi, 12 giugno, si celebra la giornata mondiale contro il lavoro minorile. Una piaga che, nonostante una situazione che sembra tendenzialmente migliorare, colpisce ancora milioni di giovani. Certo, negli ultimi dieci anni, il numero dei minori lavoratori di età compresa fra i cinque e i diciassette anni è sceso sensibilmente e soprattutto in America Latina il miglioramento è stato forte ed incisivo. Tutto vero, ma come essere felici quando questo dramma coinvolge ancora un bambino su sette? Quando nell’Africa sub-sahariana i minori di età compresa fra i cinque ed 14 anni economicamente attivi sono circa 50 milioni, rappresentando il 26% della popolazione? Non è demagogia affermare che fino a quando ci saranno bambini costretti a lavorare per garantire la propria sopravvivenza e quella della propria famiglia quello sarà un segno evidente che viviamo ancora in un mondo ingiusto.

Quale la soluzione quindi? Mi trovo in linea con quanto affermato dal direttore generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), Juan Somavia, quando dice l’unico rimedio passa soltanto tramite l’estensione del diritto all’educazione, l’unico arricchimento concreto e duraturo attraverso il quale poter finalmente rompere quel vincolo che lega lavoro minorile e povertà e che porta milioni di minorenni ad abbandonare le scuole per andare a lavorare. Educazione come contrasto al lavoro minorile quindi. Ma è proprio su questo punto che le istituzioni internazionali sono carenti. Non bastano dichiarazioni di principio. Ci vogliono strumenti politici e giuridici per fare pressione su quei paesi, e sono tanti specialmente in Africa, che volontariamente non investono che pochi spiccioli sull’educazione dei propri cittadini, nella convinzione che tenerli nell’ignoranza è essenziale per mantenere lo status quo e non impensierire chi sta nella stanza dei bottoni.




permalink | inviato da mauz il 12/6/2008 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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IN AFRICA DANZANDO LA VITA
Maurizio Cei


Un resoconto, un diario, un viaggio fotografico in parole di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante molteplici esperienze di volontariato in terra africana (in Kenya, Angola e Mozambico). Tramite un’associazione di Roma, il VIDES, fondata da una Salesiana di Don Bosco, suor Maria Grazia Caputo, ho avuto modo dal 1996 ad oggi di "sperimentarmi" in attività di solidarietà concreta ed appassionata, in ambito internazionale ed in Italia. In ciascuna di queste occasioni ho provato emozioni che mi hanno fatto crescere e di cui conservo ricordi indimenticabili. In particolare, porto in me il meraviglioso continente africano, troppo spesso travisato e veicolato con visioni distorte ed incomplete. Non sarò certo io a riuscire a darne un quadro verosimile o esaustivo: sono solo un ragazzo che ha dalla sua la curiosità e la voglia di capire. Ma di certo il mio è un tributo sincero ed appassionato, un abbraccio ideale che tenta di ricambiare quello concreto che ho ricevuto lì.      
                                              Maurizio Cei

Se volete informazioni relative al mio primo (e unico?) libro, o se volete acquistarne una copia, potete contattarmi all'indirizzo di posta elettronica ceiempoli@inwind.it. Sono disponibile a fare presentazioni del libro da qualsiasi parte venga invitato, naturalmente a titolo gratuito. La quota a me spettante dalle vendite del libro, e anche un parte di quelle di spettanza della casa editrice, saranno destinati a sostenere progetti di cooperazione internazionale promossi dalla ONG Vides, particolarmente in Mozambico.

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