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Diario


17 ottobre 2007

Iraq fra speranza e realismo

 

“C’è la speranza che si risolva tutto al più presto, ma credo – a detta anche degli amici iracheni – che la soluzione sia molto lontana. E questo perché a causa della guerra e dello sbandierare la sicurezza a tutti i costi contro il terrorismo si è generata in Iraq una situazione di assoluta impossibilità di controllo del territorio e di insicurezza nel quotidiano nei confronti delle persone. E il problema non riguarda soltanto i cristiani, poiché il sistema del rapimento per poter guadagnare soldi non credo che sia soltanto un modo per finanziare il terrorismo, ma purtroppo è un modo per finanziarie la criminalità più o meno organizzata. E’ diventato uno stile e un modo di vivere dentro l’Iraq: il che ci dice quanto effettivamente questo territorio sia assolutamente fuori controllo e ben lontano dal percorso democratico che si voleva portare. Questo deve farci riflettere parecchio, credo. Questa è la vera realtà. Le persone ci dicono che quando si è calpestati dalla violenza - che sia targata politica, che sia targata ideologia, che sia targata religione o criminalità – la gente soffre”.

Don Fabio Corazzino è il portavoce di Pax Christi e in questa intervista alla Radio Vaticana commenta la vicenda dei due sacerdoti siro-cattolici rapiti sabato scorso a Mossul, nel nord Iraq, dando, a mio parere, una lettura molto interessante della complessa vicenda irachena.

Impossibilità di controllo del territorio, insicurezza dei cittadini, rapimenti organizzati dai terroristi ma anche da criminali comuni, la conquista della democrazia come un sogno ancora ben lontano dall’essere raggiunto. La violenza come croce sulle spalle delle persone perbene, oneste, sui cittadini iracheni.

Come uscire da questo pantano? Come riportare la sicurezza e la salvaguardia dei diritti umani essenziali in questo paese?

Credo che la via di uscita possa essere soltanto politica, visto anche l’evidente insuccesso del tentativo militare. La fatica del dialogo deve essere la stella polare da seguire, senza farsi sedurre dalla chimera del risultato immediato ma confidando nella forza del confronto e della mediazione. Utopia? Forse…ma non credo ci sia rimasto molto altro in cui sperare…




permalink | inviato da mauz il 17/10/2007 alle 12:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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IN AFRICA DANZANDO LA VITA
Maurizio Cei


Un resoconto, un diario, un viaggio fotografico in parole di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante molteplici esperienze di volontariato in terra africana (in Kenya, Angola e Mozambico). Tramite un’associazione di Roma, il VIDES, fondata da una Salesiana di Don Bosco, suor Maria Grazia Caputo, ho avuto modo dal 1996 ad oggi di "sperimentarmi" in attività di solidarietà concreta ed appassionata, in ambito internazionale ed in Italia. In ciascuna di queste occasioni ho provato emozioni che mi hanno fatto crescere e di cui conservo ricordi indimenticabili. In particolare, porto in me il meraviglioso continente africano, troppo spesso travisato e veicolato con visioni distorte ed incomplete. Non sarò certo io a riuscire a darne un quadro verosimile o esaustivo: sono solo un ragazzo che ha dalla sua la curiosità e la voglia di capire. Ma di certo il mio è un tributo sincero ed appassionato, un abbraccio ideale che tenta di ricambiare quello concreto che ho ricevuto lì.      
                                              Maurizio Cei

Se volete informazioni relative al mio primo (e unico?) libro, o se volete acquistarne una copia, potete contattarmi all'indirizzo di posta elettronica ceiempoli@inwind.it. Sono disponibile a fare presentazioni del libro da qualsiasi parte venga invitato, naturalmente a titolo gratuito. La quota a me spettante dalle vendite del libro, e anche un parte di quelle di spettanza della casa editrice, saranno destinati a sostenere progetti di cooperazione internazionale promossi dalla ONG Vides, particolarmente in Mozambico.

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