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Diario


16 ottobre 2007

L'Iraq agli iracheni. Splendido! Ma quando?

 

“L’Iraq non appartiene né ai sunniti né agli sciiti; non è proprietà degli arabi, né dei curdi né dei turcomanni. Oggi, dobbiamo alzarci in piedi annunciando che l’Iraq è in realtà degli iracheni”. (Ammar Abd-al-Aziz al-Hakim, per qualche tempo sostituto di suo padre ammalato, a capo del Supremo consiglio islamico iracheno, in un discorso a Ramadi, capoluogo della provincia a prevalenza sunnita di al Anbar a nord di Baghdad, contro le strumentalizzazioni di chi ha accreditato nel tempo la natura settaria di molti scontri iracheni.)

Come sarebbe bello se questa frase fosse attuale e sembrasse realistica in un Iraq che invece ha appena trascorso un fine settimana carico di attentati, scontri armati e violenze e che tenta in qualche modo di opporsi alla proposta americana di dividere il paese in tre parti, fra sanniti, sciiti e curdi.

Nonostante l’apparente irrazionalità di questa affermazione del leader del Supremo consiglio islamico iracheno però, dovrebbe indurci alla speranza la visita che egli stesso ha fatto a Ramadi, capoluogo della provincia a prevalenza sunnita di Anbar, a nord di Baghdad.

Tentativi di dialogo insomma fra le parti in causa in questa difficile transizione irachena, dove la presenza americana se forse non è una presenza di occupazione sicuramente non riesce a dare quella stabilità al paese che forse lo stesso establishment americano immaginava. E conferma, a mio modo di vedere il tragico errore della guerra, che non ha esportato finora nessuna democrazia ma ha soltanto contribuito a peggiorare ulteriormente la vita di una popolazione già allo stremo dopo i decenni passati sotto il giogo di Saddam Hussein.

E allora proviamo a sperare lo stesso un Iraq degli iracheni, unito, democratico e libero. E cerchiamo di agire, ognuno nel nostro piccolo affinché la speranza non diventi utopia, miraggio, sogno evanescente.




permalink | inviato da mauz il 16/10/2007 alle 16:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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IN AFRICA DANZANDO LA VITA
Maurizio Cei


Un resoconto, un diario, un viaggio fotografico in parole di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante molteplici esperienze di volontariato in terra africana (in Kenya, Angola e Mozambico). Tramite un’associazione di Roma, il VIDES, fondata da una Salesiana di Don Bosco, suor Maria Grazia Caputo, ho avuto modo dal 1996 ad oggi di "sperimentarmi" in attività di solidarietà concreta ed appassionata, in ambito internazionale ed in Italia. In ciascuna di queste occasioni ho provato emozioni che mi hanno fatto crescere e di cui conservo ricordi indimenticabili. In particolare, porto in me il meraviglioso continente africano, troppo spesso travisato e veicolato con visioni distorte ed incomplete. Non sarò certo io a riuscire a darne un quadro verosimile o esaustivo: sono solo un ragazzo che ha dalla sua la curiosità e la voglia di capire. Ma di certo il mio è un tributo sincero ed appassionato, un abbraccio ideale che tenta di ricambiare quello concreto che ho ricevuto lì.      
                                              Maurizio Cei

Se volete informazioni relative al mio primo (e unico?) libro, o se volete acquistarne una copia, potete contattarmi all'indirizzo di posta elettronica ceiempoli@inwind.it. Sono disponibile a fare presentazioni del libro da qualsiasi parte venga invitato, naturalmente a titolo gratuito. La quota a me spettante dalle vendite del libro, e anche un parte di quelle di spettanza della casa editrice, saranno destinati a sostenere progetti di cooperazione internazionale promossi dalla ONG Vides, particolarmente in Mozambico.

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