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Diario


5 ottobre 2007

BOMBE A GRAPPOLO E MINE, TRA LE VITTIME ANCHE L’ECONOMIA

 

“Bombe a grappolo e mine non solo feriscono e uccidono le persone , ma distruggono anche l'economia di un paese , rendendo impossibile l'agricoltura, rallentando la ripresa dell'economia, prolungando per anni le conseguenze di una guerra”: Margaret Arach Orech , parlando al telefono con la MISNA, ricorda ancora quell’esplosione che nel 1998 nel nord dell’Uganda la privò di una gamba costringendola a mesi di ospedale e anni di cure riabilitative, ma il pensiero adesso è rivolto a chi vive, come lei, in un paese 'contaminato' da mine e da bombe a grappolo. Margaret, così come Ali, Sladjan e tanti altri ancora hanno portato a Belgrado esperienze e testimonianze di vite travolte dallo scoppio di uno di questi ordigni e hanno ricordato che anche chi è stato più fortunato di loro paga in altro modo le ferite della guerra. L’Uganda, come il Libano e la Serbia: “La guerra ufficiale è finita da tempo - dice alla MISNA Margaret, che si trova nella capitale serba per un incontro di due giorni finalizzato allo studio di un trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo – quella contro questi ordigni purtroppo continuerà ancora per molto tempo. Impossibile riprendere a lavorare la terra, difficile far ripartire un’economia, quando - ancora disseminati non si sa dove - esistono bombe pronte ad esplodere”. Il suo però è uno sfogo che si traduce in una richiest a rivolt a a quei 75 paesi che attualmente hanno nei loro arsenali bombe a grappolo: “Sono strumenti che distruggono la vita umana e l’economia, armi che colpiscono in maniera indiscriminata anche a distanza di anni; la nostra speranza è che siano messi al bando”. [GB]


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permalink | inviato da mauz il 5/10/2007 alle 17:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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IN AFRICA DANZANDO LA VITA
Maurizio Cei


Un resoconto, un diario, un viaggio fotografico in parole di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante molteplici esperienze di volontariato in terra africana (in Kenya, Angola e Mozambico). Tramite un’associazione di Roma, il VIDES, fondata da una Salesiana di Don Bosco, suor Maria Grazia Caputo, ho avuto modo dal 1996 ad oggi di "sperimentarmi" in attività di solidarietà concreta ed appassionata, in ambito internazionale ed in Italia. In ciascuna di queste occasioni ho provato emozioni che mi hanno fatto crescere e di cui conservo ricordi indimenticabili. In particolare, porto in me il meraviglioso continente africano, troppo spesso travisato e veicolato con visioni distorte ed incomplete. Non sarò certo io a riuscire a darne un quadro verosimile o esaustivo: sono solo un ragazzo che ha dalla sua la curiosità e la voglia di capire. Ma di certo il mio è un tributo sincero ed appassionato, un abbraccio ideale che tenta di ricambiare quello concreto che ho ricevuto lì.      
                                              Maurizio Cei

Se volete informazioni relative al mio primo (e unico?) libro, o se volete acquistarne una copia, potete contattarmi all'indirizzo di posta elettronica ceiempoli@inwind.it. Sono disponibile a fare presentazioni del libro da qualsiasi parte venga invitato, naturalmente a titolo gratuito. La quota a me spettante dalle vendite del libro, e anche un parte di quelle di spettanza della casa editrice, saranno destinati a sostenere progetti di cooperazione internazionale promossi dalla ONG Vides, particolarmente in Mozambico.

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